Enotria la Terra del vino

Venire a conoscenza contemporaneamente del fatto che nel 400 A.C. in Calabria si produceva uno dei primi antenati dell’attuale vino e nello stesso tempo che questa informazione, e molte altre relative all’argomento, la conoscono in pochi ti manda su tutte le furie, soprattutto se a saperla è un calabrese verace come me. Da queste  circostanze è nata l’idea della vetrina Theatro del Gusto dedicata soprattutto ai vini della mia regione, cosi da contribuire a questo grande grido di riscatto nato dal 2010; perchè tutti sappiano cosa hanno fatto gli Enotri, i Bruzi, i Greci, i Romani e molti altri popoli in questo lembo di Terra baciato dal sole.

Nel 323 A.C., infatti, nell’allora Krimisa (l’odierna Cirò Marina) veniva prodotta una bevanda a base di uva chiamata Cremissa. Questa antica bevanda, uno degli antenati del vino, prodotta nell’area di Krimisa era così popolare che il Cremissa, appunto, venne eletto vino ufficiale delle Olimpiadi ed offerto, come premio, ai vincitori dei giochi olimpici ateniesi già nel 765 a.c. Fù il primo caso al mondo di sponsor ufficiale in una manifestazione sportiva.

Per non parlare dell’odierno Savuto DOC con una grande tradizione di vino pregiato sin dall’antichità. Dopo la discesa dei romani al sud della penisola italica, il vino “Sanutum”, ora Savuto, veniva ampiamente apprezzato alla pari dei grandi vini dell’epoca. A quei tempi la Calabria, già sottomessa al dominio di Roma, pagava a questa tributi sotto forma di legnami e vino. Decantato da Plinio e Strabone, amato dai patrizi romani ai cui banchetti non poteva mai mancare, il Savuto (“Sanutum” per i Latini) si distingue dagli altri vini calabresi perché, invece di essere il prodotto di vigneti degradanti verso il mare, deriva e derivava da viti che sono piantate sulle pendici dei monti che sovrastano il fiume Savuto, dal quale il vino prende il nome. Dalla fine del 500 in poi, studiosi e letterati stranieri, in viaggio nella nostra regione, suggellarono nelle loro opere letterarie la fama del nostro “nettare”.

E come non citare il Greco di Bianco, il vino più antico del mondo, era il vino degli Dei di Grecia, vecchio di millenni e si produce solo nel territorio di Bianco (RC). Secondo la tradizione, fu uno sconosciuto colono greco che nel VIII sec. a.C. trapiantò qui un tralcio di vite, perchè in terra straniera gli ricordasse la patria lontana. Il suo fu un gesto sentimentale, ma egli non sapeva che avrebbe, così, prodotto l’ autentico vino degli dèi, che divenne subito famoso a Roma, dove imperatori e patrizi lo offrivano a personaggi di riguardo. Al Vino Greco, inoltre, furono attribuite virtù terapeutiche, ampiamente documentate da insigni medici.

Nonostante siamo rimasti a guardare per molti decenni, oggi finalmente qualcosa è cambiato e sta continuando a mutare, grazie alle associazioni del territorio, e grazie alla nascita di piccolissime aziende fatte di uomini che amano e coccolano le proprie vigne, e che producono vini di assoluta qualità, pieni di spessore e di grande espressione del territorio in cui vivono.

Dettagli sul vino di Cirò. Non tutti sanno un dato di fatto molto importante, ovvero, che il disciplinare del Ciro DOC prevede l’utilizzo di altri vitigini durante la vinificazione, ecco perché dalla mia esperienza, 9 persone su 10 riconoscono che il vino Ciro DOC è di colore rubino intenso impenetrabile. Invece non è cosi, infatti, il gaglioppo se vinificato in purezza darà un vino dal colore granato, a volte dai riflessi aranciati, luminoso, quasi trasparente. Per non parlare delle differenze abissali di profumi e sapori tra un Cirò DOC 100% Gaglioppo e un Ciro Doc realizzato non solo con uve Gaglioppo come prevede il disciplinare. Anche se quest’ultimi sono eccellenti vini, non potranno mai rappresentare l’essenza pura del Gaglioppo che abbraccia il Territorio argilloso di Ciro Marina. Non a caso i piu grandi esperti del settore hanno definito il Gaglioppo come il Pinot Nero del sud.

nel Febbraio 2016 ritroviamo il Decreto istitutivo della DOC Cirò

Caso, o destino, ha voluto che sia stato proprio io a ritrovare nel Febbraio del 2016 il Decreto Istitutivo in orginale della DOC Cirò nata nel 1969. Ne fui, e ne sono, veramente fiero di aver riportato a casa un pezzo di storia cosi importante, altrimenti chissà in quale cassetto dimenticato da Dio sarebbe finito. E’ una prova tangibile della storicità della produzione del vino in Calabria, nel 69 fu data la DOC anche al Marsala e la Calabria ottenne questo risultato prima di note DOC (oggi DOCG) come il Barolo, il Chianti e altre ancora. L’ennesima triste conferma che siamo partiti i primi in questo magico mondo chiamato vino e siamo arrivati ultimi. Si perchè se siamo stati uno dei primi territori ad avere la DOC, penso che dovevamo essere fra i primi in Italia ad avere la DOCG, invece, come spiegato da noti produttori nella conferenza stampa tenuta nella nostra enoteca, per oltre 30 anni abbiamo preferito la quantità alla qualità e le damigiane alle bottiglie. Anche se, devo ammettere, che c’erano comunque pochi produttori che producevano grandi eccellenze e di questo ne sono convinto. Come dimostrano le foto sotto della mia collezione, vi era una forte attenzione anche da imbottigliatori di fuori regione come il noto Bertolo che selezionava solo il meglio della produzione enologica italiana e lo imbottgiliava a nome suo. Quindi, il vino degli anni 50 già aveva determinate caratteristiche che lo rendevano unico ed inimitabile.

Come scritto sopra ho voluto affermare che siamo arrivati ultimi per far  intendere che comunque e finalmente siamo arrivati, anche se in ritardo siamo arrivati! Si perchè oggi si può e si deve bere vino calabrese di altissima qualità, sono convinto che la qualità del vino calabrese sotto i 10 euro non teme confronti di nessun genere e i dati raccolti nei primi quattri anni di lavoro mi hanno dato conferma. Ecco perché differente:
perché
ho applicato una filosofia di lavoro diversa nel vendere il vino; valorizzo e propongo solo etichette di Calabria nella fascia di più consumo, ovvero sotto i 10 euro.

A parte la storia, i documenti e i racconti che si possono tramandare nei secoli, penso che una delle prove nel dimostrare la storicità del vino in Calabria è anche facendo toccare con mano bottiglie di vino di quei uomini che credevano nelle loro uve e ne avevano capito le potenzialità, cosi come le avevano capite tutti i popoli che hanno conquistato le nostre coste.
Da qui l’idea di iniziare una collezione di bottiglie di vino dagli 50 agli anni 2000. Un vero e proprio hobby che mi ha portato oggi a trovare oltre 100 bottiglie (anche di aziende non più esistenti), che con accanto il Decreto della DOC Cirò ne fanno per me un tesoro unico da custodire gelosamente. Ho piacere a condividere con tutti la mia collezione allegando le foto dei reperti di cui sono in possesso, nonchè sempre alla ricerca e interessato all’acquisto.

Perchè faccio questo? Rispondo con una domanda: Come si può guardare al futuro senza conosere e custodire il nostro passato?

 

Elenco dei vini che custodisco nella mia collezione.

Bertolo – Selezionatore e Imbottigliatore di Torino:
il noto imbottigliatore Bertolo selezionava le migliori uve di Cirò per imbottigliare un vino di cui già nel 55 scriveva (in quattro lingue!) che sarebbe stato perfetto dopo 4 anni di bottiglia definendolo poi molto longevo ricco di carattere.
– Cirò rosso 1955
– Cirò rosso DOC 1970
– Cirò rosso classico DOC 1974

Giuseppe Magliotti, la mia cantina – Selezionatore e Imbottigliatore di Rocchetta Tanaro, Asti:
il ragioniere Magliotti aveva delle persone che girando la nazione gli selezionavano le migliori produzioni enologiche italiane, imbottigliando poi i vini sotto il nome “la mia cantina”. Il cirò veniva considerato “eccellente” e riportato sull’etichetta.
– Cirò rosso 1961

Cantina sociale di Sant’Anna – Isola Capo Rizzuto:
In questa zona si produceva negli anni 70 uno dei migliori bianchi della regione. La DOC Sant’Anna nata dopo gli anni 80 ha rischiato l’estinzione, è stata infatti riportata alla luce nel 2017 da una delle due aziende che opera nel territorio, che ha messo sul mercato un rosato DOC e altri vini.
– vino da tavola bianco sant’anna 1979
– vino da tavola rosato pregiato sant’anna 1971

Cantina fratelli d’Urso – Sibari:
– Rosato di Calabria della Sibaritide 1972
– Rosè della zona Sibarita 1972

Cantina Fratelli Caruso – Catanzaro:
– Vino da tavola rosato del golfo (senza annata)
– Vino da tavola rosato 1976
– Confezione bottiglie mignon 6 pezzi anni 70 (2 confezioni perfette)

Cantina Sociale di Torre Melissa – Torre Melissa:
– Cirò rosso DOC 1971
– Cirò rosato DOC 1981

Enopolio di Cirò Marina – consorzio agrario provinciale di Catanzaro:
– Cirò rosso classico DOC 1971

Cantina Nicodemo Aloisio – Cirò Marina:
– Cirò rosso classico riserva DOC 1978
– Cirò rosso classico tenute pirainetto DOC (senza anno) 2 bottiglie

Cantina Zito – Cirò Marina:
– Cirò rosato DOC 1973

Cantina Ippolito 1845 – Cirò:
– Cirò rosso classico riserva DOC 1969 con astuccio originale (l’odierno ripe del falco)
– Cirò rosso classico riserva DOC 1967 (l’odierno ripe del falco)
– Cirò rosso classico riserva DOC 1982 (l’odierno ripe del falco)
– Fiaschetto di vino cirò anni 50
– Cirò rosato DOC 1975
– Cirò bianco DOC 1977

Cantina Enotria – Cirò:
– Cirò rosso classico superiore riserva DOC 1985 con astuccio originale
– Cirò rosso classico riserva DOC 1969

Cantina Giuseppe Porti Fu Diego – Cirò:
– Cirò rosato DOC 1985
– Cirò rosato DOC 1981
– Cirò rosso classico riserva DOC 1969
– Cirò bianco DOC (senza annata)

Cantina Librandi – Cirò:
– Cirò rosso classico DOC 1984
– Cirò rosso classico DOC 1970
– Cirò rosato DOC 1975
– Cirò rosso classico DOC 1990
– Cirò rosso riserva DOC 1981
– Cirò rosso riserva duca san felice DOC 1985

Cantina Caparra & Siciliani – Cirò:
– Cirò rosso DOC 1970
– Cirò rosso classico riserva DOC 1984
– Cirò rosato DOC 1980
– Cirò rosso classico riserva DOC 1973
– Cirò rosso classico DOC 1985
– Cirò bianco DOC 1980
– Cirò rosso classico riserva DOC 1978
– Cirò rosso classico superiore riserva volvito DOC 1996
– Cirò rosso classico DOC 1975 – solo etichetta ben conservata. Questo vino era distribuito in eslcusiva da Helca SPA (TO)

Cantina Antonio Scala – Cirò:
– Cirò rosso 1968 (non era ancora DOC)

Cantina Fattoria San Francesco (azienda chiusa e venduta a Tenuta Iuzzolini) – Cirò:
– Cirò rosso classico ronco dei quattro venti DOC 1988 – solo etichetta ben conservata.
– Cirò rosso classico superiore riserva ronco dei quattro venti DOC 2008 Note: il ronco dei quatro venti oggi è declassato a rosso calabria IGT

Cantina Ceraudo – Strongoli Crotone:
– Val di Neto rosso petraro IGT 2000

Cantina Longo Battista – marina di Savuto di Cleto:
– Savuto rosso stravecchio 1971
– Savuto rosso 1967

Cantina sociale del Savuto – marina di Savuto di Cleto:
– Savuto rosso DOC 1984 (2 bottiglie)
– Savuto rosso DOC 1983

Cantina valle del Savuto  – Coreca di Amantea:
– Vino bianco da tavola cabrì (senza annata)
– Savuto rosato DOC 2001

Cantina Odoardi – Nocera Terinese:
– Savuto rosso DOC 1995
– Vino rosso da tavola scavigna 1979
– Savuto rosso DOC 1979

Cantina sociale di Sambiase – Lamezia Terme:
– Lamezia rosso DOC 1979

Cantina Vintripodi – Archi, Reggio Calabria:
– Vino da tavola bianco 1985

Cantina sociale C.A.C.I.B. – Bianco, Reggio Calabria:
– Vino da tavola passito mantonico di Bianco 1973
– Vino da tavola passito (etichetta frontale mancante)
– Vino da tavola bianco alceo (senza annata)